La pittura di Ezio Colosimo tra segno e sogno
Ezio Colosimo è nato nel 1950 a Catanzaro. Si è diplomato presso l'Istituto d'Arte e ha frequentato l'Accademia delle Belle Arti di Roma nella sezione di Scenografia. La sua attività artistica inizia nel 1968. La sua prima mostra risale al 1970, presso la "Saletta dell'Arte" a Terracina. In seguito Colosimo matura varie esperienze nel settore della ceramica, in particolare presso lo studio "Santilli" di Urbino (ceramica raku) e approfondisce le tecniche grafiche e di incisione. Dal 1976 è presente nell'Archivio Storico della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. È presente nelle più importanti riviste e cataloghi d'arte: Annuario d'Arte Moderna, Artisti Contemporanei 1996, Mondo Arte, etc. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private. Di lui hanno scritto: M.Aschelter, F.Bassoli, P.Di Tano, G.Filippetti, C.Fino, F.Marletta, E.Mercuri, M.Riposati, V.Riviello, E.Crispolti, A.Bellini, L.Bandirali, V.Scozzarella. Studio: Via Isonzo 287, 04100 Latina, Italy «Ezio Colosimo, allievo di Toti Scialoja all'Accademia di Belle Arti di Roma, è da sempre impegnato in una ricerca di piena pratica pittorica. Inizialmente, negli anni sessanta, l'Artista lavora a opere astratte ma ben strutturate, tendenti a fondare immagini geometriche equilibrate e armoniche, risultato della sua ricerca sull'opera di Kandinsky e sull'automatismo surrealista. Negli anni ottanta il processo di astrazione supera il singolo elemento geometrico e tende a occupare l'intera superficie del quadro, dividendo lo spazio in un grigliato tessuto pittorico. Presto tuttavia la pittura di Colosimo tende a farsi più libera e immaginativa, a svilupparsi su una matrice segnica dal colore caldo, ora con riferimenti puntuali a Klee e Mirò. Originale e imprevedibile diviene l'organizzazione dello spazio sulle sue tele: Colosimo impagina in una griglia geometrica cangiante, nata dalle esperienze degli anni ottanta, un racconto fitto di rimandi segnici, di lettere reali e improbabili alfabeti orientali e poi ancora elementi di figurazione. Egli giunge insomma a una impaginazione architettonica dell'evento segnico, che in qualche modo fa pensare ad analoghe soluzioni strutturali di un Emilio Scanavino, specialmente attorno agli anni settanta. Se in quest'ultimo tuttavia il ritmo serrato dei segni si traduce in una espressività anche drammatica, quasi raggelata, in Colosimo prevale una vena favolistica di calda morbidezza materica, che stempera ogni rigidezza geometrica in un racconto di carattere onirico e anche in certo senso ludico, come in Percorsi Naturali del 1992, 10 Racconti e Scacco al Re del 1997. L'opera risulta dunque il frutto di una sapiente composizione di elementi eterogenei, vedi ad esempio Gioco di Segni del 1996 e Appunti-Segno-Sogno del 1995, organizzati per riquadri in un alfabeto infinito e metamorfico. Anche gli elementi figurativi, quasi esclusivamente volti, perdono consistenza di resa psicologica e diventano piuttosto un pretesto di indagine segnica. In opere come Annotazioni-Emozioni oppure Pentagramma e Totem del 1997, prevale un racconto elementare di immagini con una più evidente componente iconico-magica, anche se caratterizzata in modo suggestivo da un vibrante cromatismo solare e mediterraneo. Oltre a una preponderante discorsività segnica, è quindi presente in Colosimo anche un tranquillo figurare episodico fantastico, talvolta quasi svagato ma soprattutto libero immaginativamente, privo comunque di sussulti declamatori e insurrezionali. L'Artista fonda dunque un linguaggo autonomo, fondato sulla potenza di un disinvolto dispiegarsi di colore, segno, scrittura e accenni di figurazione, in composizioni di straordinaria inventività onirico favolistica.» Andrea Bellini